Riccardo Barletta

Domenica Regazzoni: e graffia il cielo un grido

... Come ogni artista dei nostri giorni Domenica Regazzoni ha dovuto “costruire” un suo proprio paesaggio, attraverso un’istintiva ricerca degli elementi interni che fondassero dei sentimenti profondi. La sua scelta stilistica non proviene da un programma estetico o da un punto di partenza pregiudiziale. Lo scatto dell’immaginazione le giunge direttamente dai testi poetici che le servono da elementi di provocazione, dopo di che l’emozione può accendersi.
... La “scelta poetica” di Domenica Regazzoni si concreta nel superamento dei linguaggi figurativo, informale, o astratto-concettuale. Tutti e tre i modi vengono da lei recepiti, ma poi nel crogiolo plastico dell’emozione – come in una fusione calda si modificano in tracce e segni carichi di aspettative, di attese, di presenze e di presentimenti. E’ così che l’involucro, esterno e apparente, non più realistico, di questi paesaggi include a sua volta veri e propri paesaggi interni.
Paesaggi dell’anima.
Per questa loro freschezza immediata, i lavori di Domenica assomigliano certamente a fogli di diario, ad appunti veloci, ma comunque per niente sperimentali. La ricerca di Domenica Regazzoni antropologicamente parlando tende a realizzare un’alchimia di tre entità. La terra, l’acqua e l’aria. Attraverso l’uso di materie diverse dai pigmenti della pittura (cartone, gesso, garze, stoffe, ecc.) l’artista riconquista la magmaticità della materia primigenia. Con l’impiego di tecniche liquide come l’acquerello, nonché di particolari commistioni cromatiche, ella si sforza di sbloccare la densità morta di cose e di eventi raffigurati, e così rimetterli in circolo in una fluida ricaricata di libido.
Parimenti la fuga verso i domini dell’aria e della luce, che ampiamente riceve figurazione nelle sue opere, non è che il segno del bisogno di trasmutazione dell’energia vitale in energia assoluta. In libertà dello spirito.